Gli studenti delle telematiche scrivono al MUR e raccolgono firme per tutelare la didattica digitale
Negli ultimi giorni si sta rafforzando la mobilitazione degli studenti delle università telematiche italiane, che hanno avviato una doppia iniziativa: una lettera aperta indirizzata al Ministero dell’Università e della Ricerca e una petizione online che ha raccolto migliaia di firme per chiedere che gli esami da remoto restino una possibilità concreta e regolamentata.
Al centro della protesta non c’è soltanto una richiesta tecnica, ma una presa di posizione collettiva sul futuro della didattica digitale e sull’accesso all’istruzione universitaria.
Le richieste contenute nella petizione
La petizione nasce come risposta alle ipotesi di introdurre l’obbligo degli esami in presenza per gli studenti delle università telematiche. Secondo i promotori, una misura simile snaturerebbe il modello stesso di formazione online, che si fonda su flessibilità, accessibilità e inclusione.
Tra le richieste principali avanzate:
- mantenere la possibilità di sostenere esami online con sistemi di controllo adeguati;
- garantire libertà di scelta tra modalità in presenza e da remoto;
- evitare discriminazioni tra studenti in base alla modalità d’esame;
- riconoscere ufficialmente il valore della didattica digitale.
Molti firmatari hanno accompagnato l’adesione con testimonianze personali, spiegando come la modalità online rappresenti una condizione essenziale per poter studiare: lavoratori, genitori, persone con disabilità o con vincoli geografici sottolineano che senza esami a distanza il percorso universitario diventerebbe impraticabile.
La lettera al Ministero rafforza la protesta
Parallelamente alla petizione, rappresentanze studentesche di diversi atenei telematici hanno inviato una lettera aperta al MUR e alle principali istituzioni coinvolte nella regolamentazione del sistema universitario. Il documento, pur mantenendo toni dialoganti e istituzionali, esprime con chiarezza la preoccupazione degli studenti per l’incertezza normativa che riguarda il futuro degli esami online e, più in generale, della didattica digitale. Secondo i firmatari, proprio questa fase di ambiguità rischia di generare confusione tra gli iscritti e di compromettere la programmazione degli studi, soprattutto per chi concilia università, lavoro e vita personale.
Nel testo viene sottolineato come l’obiettivo non sia contestare le istituzioni, ma aprire un confronto costruttivo che porti a soluzioni condivise e sostenibili. Gli studenti ribadiscono infatti la volontà di collaborare con il Ministero affinché venga definito un quadro regolatorio chiaro, stabile e coerente con la natura delle università telematiche, nate proprio per ampliare l’accesso all’istruzione superiore attraverso strumenti digitali.
Tra le richieste principali avanzate nella lettera figurano:
- maggiore trasparenza sui tavoli tecnici e sui confronti in corso tra Ministero e atenei;
- tempi certi per eventuali decisioni o modifiche normative;
- garanzie esplicite che nuove disposizioni non limitino il diritto allo studio né penalizzino gli studenti iscritti a percorsi online.
L’ampiezza della mobilitazione evidenzia come la questione degli esami online non sia marginale, ma tocchi direttamente il tema dell’accessibilità universitaria. Per molti studenti, infatti, la possibilità di sostenere prove a distanza non è un vantaggio accessorio, bensì l’unica soluzione compatibile con lavoro, famiglia e responsabilità personali.
Il timore diffuso è che eventuali restrizioni possano creare barriere economiche e logistiche, penalizzando proprio quelle categorie che le università telematiche hanno contribuito ad includere negli ultimi anni.
La mobilitazione studentesca si sta quindi trasformando in un banco di prova per il sistema universitario italiano, chiamato a trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica, garanzie di qualità e diritto allo studio.