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Unifortunato: intervista al Magnifico Rettore Prof. Giuseppe Acocella

Intervista al Magnifico Rettore di Unifortunato Prof. Acocella: le attività dell’Ateneo, la sua storia e le sfide che lo attendono.
Intervista al Magnifico Rettore di Unifortunato Prof. Acocella: le attività dell’Ateneo, la sua storia e le sfide che lo attendono.
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L’Università Telematica Giustino Fortunato è uno degli 11 atenei telematici riconosciuti dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca nel nostro paese. Dal 2006, anno della sua fondazione, rilascia titoli di studio equivalenti a quelli delle università statali utilizzando modalità didattiche di studio a distanza capaci di incontrare le esigenze e le inclinazioni di studenti, studentesse e lavoratori. Alla base dell’offerta formativa di Unifortunato, oltre al percorso didattico, trova spazio la valorizzazione della persona, la libertà di pensiero, la responsabilità sociale.

Magnifico Rettore di Unifortunato è il Professor Giuseppe Acocella, al quale AteneiOnline ha chiesto di parlare della attività dell’Ateneo in questo complesso Anno Accademico che volge al termine e delle nuove sfide che attendono la formazione a distanza.

 

Professor Acocella buongiorno e grazie per la sua disponibilità. L’Università Telematica Unifortunato nasce a Benevento nel 2006 con l’obiettivo di assicurare il diritto allo studio a tutti coloro che, per ragioni di vario tipo, non possono partecipare all’attività didattica frontale attraverso la propria presenza fisica in sede. Questo grazie ad un sistema didattico aperto e flessibile basato su una piattaforma on line capace di garantire l’accesso alle lezioni e in generale ai contenuti del corso in qualunque momento e da qualunque luogo. In questi 15 anni ci sono state però importanti evoluzioni: ce ne può parlare?

Unifortunato è la più meridionale tra le università telematiche, nasce e opera quindi in un’area in cui la digitalizzazione deve probabilmente completare il suo ciclo rispetto alle aree del centro nord del paese. In questi quindici anni, in giro per il mondo, la telematica è diventata una strada per l’Università del futuro e per l’Università in generale.

La vocazione iniziale dell‘Università Giustino Fortunato era quella di consentire a chiunque, anche a chi aveva difficoltà di frequenza, di avere accesso all’università e all’alta formazione, a quella che l’Europa ci rimprovera ancora come insufficiente dato il basso numero di iscritti ai corsi universitari. Oggi il rapporto con l’utenza è cambiato: chi sceglie Unifortunato lo fa proprio per l’efficacia della sua formazione didattica. A tale proposito vorrei citare due dati.

Negli ultimi anni abbiamo registrato un abbassamento dell’età media degli studenti veramente significativa: ormai tre quarti degli iscritti sono studenti che si immatricolano appena usciti dalla scuola superiore. Operano quindi una scelta esplicita e non una scelta di ripiego data dal fatto di non poter accedere ad un’università tradizionale.

Il secondo elemento riguarda la crescita degli iscritti: Unifortunato nell’ultimo anno ha registrato il 75% di incremento delle immatricolazioni. E’ un aspetto estremamente importante, che per un’università meridionale significa aver invertito il trend che voleva i nostri studenti lasciare il territorio e la formazione locale in favore delle Università del Nord. Questi elementi danno l’idea di un’evoluzione che sta mutando non solo le abitudini didattiche ma anche il contesto sociale e territoriale.

 

Fattore importante della vita universitaria è dato dalla socialità, dal confronto con gli altri: l’Unifortunato ha puntato sin dall’inizio della sua storia sulla valorizzazione delle persone, sulla libertà di pensiero e di ricerca, sulla responsabilità nelle relazioni sociali. In che modo un Ateneo telematico riesce a creare una comunità di studio capace di confrontarsi?

Unifortunato è una realtà che accoglie poche migliaia di studenti e studentesse: per noi questa dimensione rappresenta lo standard ideale sia in termini di erogazione dei servizi che per quanto riguarda i rapporti tra gli studenti e la struttura. Il nostro modello formativo combina infatti gli aspetti telematici con numerose occasioni di incontro e confronto. L’Ateneo organizza numerosi seminari, convegni e attività culturali che arricchiscono la formazione degli studenti. Importante anche la presenza dei docenti, che incontrano regolarmente gli studenti in struttura e sono sempre disponibili al confronto e al dialogo. Tutto ciò contribuisce a creare quel senso di comunità che è parte integrante della vita studentesca e del nostro modello didattico.

 

Poco più di un anno fa un terremoto di carattere sanitario ha scosso la nostra società e ci ha portati a dover riscrivere regole e abitudini radicate e consolidate: lavoro e studio sono stati i due campi, assieme alla socialità, maggiormente colpiti. Come ha risposto l’Ateneo telematico Unifortunato all’emergenza Covid?

La pandemia è stata in qualche modo rivelatrice, nel senso che ha svelato che anche le grandi università stanziali, specie le statali in Italia, hanno dovuto con grande affanno rincorrere il modello telematico e l’hanno adottato al punto che non intendono più lasciarlo. Questo conferma quindi che l’Università del futuro è un’Università che si giova profondamente della strumentazione telematica, non soltanto per raggiungere una fetta di persone che altrimenti avrebbero difficoltà a frequentare i corsi ma anche proprio per la sua efficacia.

 

Le università, anche quelle telematiche che erogano corsi di laurea a distanza, prevedono comunque sessioni d’esame in presenza: in quest’ultimo anno però si è spesso ricorso alla pratica degli esami on line. Con la fine – si spera – dell’emergenza le opinioni sul mantenimento o meno per gli studenti della possibilità di dare esami online sono piuttosto divise: quale è l’opinione di Unifortunato in merito?

L’Unifortunato si è dimostrata capace di far fronte alle sfide poste dalla pandemia anche se ovviamente abbiamo dovuto adattare alcuni aspetti della vita accademica. L’Ateneo ad esempio crede fortemente negli esami in presenza con la commissione e lo studente riuniti in struttura, come è sempre stato in tutte le Università. Questo per noi è un aspetto imprescindibile.

Naturalmente durante l’emergenza Covid abbiamo dovuto strutturarci in maniera da permettere il regolare svolgimento delle sessioni d’esame a distanza e lo abbiamo fatto nel segno della più assoluta trasparenza, con la commissione riunita in sede, tranne che nei momenti di lockdown più duro, e lo studente collegato per via telematica e abbiamo predisposto il tutto in modo che gli esami fossero pubblici. Stessa discorso vale per le sessioni di laurea, anch’esse tenute dalla commissione riunita in sede e con il laureando collegato per via telematica. La nostra piattaforma digitale e la nostra esperienza ci ha consentito di poter attivare questa modalità, ma per noi l’esame resta un momento di verifica e confronto da svolgere in presenza.

 

L’emergenza Covid ha in un certo senso messo in luce alcune carenze e ritardi nel nostro sistema didattico. Le Università, e soprattutto le Università Telematiche, si sono invece rivelate in grado di raccogliere la sfida, grazie alla collaborazione tra atenei, docenti, tutor e studenti. Qual è il contributo che l’esperienza di Unifortunato e degli atenei telematici in generale possono dare per il rinnovamento della didattica e della ricerca universitaria nel paese?

Un elemento di rilievo riguarda la diffidenza che c’era nei confronti delle Università Telematiche: l’emergenza Covid ha dissipato queste diffidenze, ha dimostrato la loro piena cittadinanza nel contesto della formazione alta e ha definitivamente accreditato gli atenei telematici e il loro metodo di fronte all’opinione pubblica.

Alcune grandi Università stanziali si erano dotate da tempo di servizi telematici, che erano però in secondo piano rispetto all’attività tradizionale: la pandemia le ha portate a superare certe diffidenze verso la telematica, e questo rappresenta un punto ormai assodato. Le Università, nella loro storia millenaria, hanno dovuto cambiare spesso e costantemente il modo di rapportarsi alla comunità accademica e per questo sono rimaste sempre se stesse: l’Università Telematica è solo l’ultima di queste trasformazioni.

 

Attualmente l’Ateneo da lei diretto eroga corsi di laurea in Scienze e Tecnologie dei Trasporti, Psicologia, Scienze della Formazione, Giurisprudenza, Economia: ci sono dei campi o aree di studio in crescita sulle quali pensate costruire una vostra offerta formativa?

Le università meridionali hanno sofferto della concorrenza delle università del nord e la concorrenza, è bene che si sappia, non è dovuta alla qualità della formazione. Ciò è dovuto al contesto economico: un giovane preferisce investire in un’università del nord perché appena laureato trova poi un territorio molto più ricco e capace di offrire opportunità di lavoro. Questo trend nell’ultimo anni si è invertito e la qualità a prescindere dal contesto è stata premiata.

Unifortunato ha interpretato questa realtà e ha deciso di essere al servizio del territorio meridionale. A tale proposito abbiamo sviluppato tre ambiti o filoni di ricerca e di formazione alta: quello giuridico economico, quello psico-pedagogico e quello Ingegneristico.

In questi tre settori noi abbiamo sperimentato la fruttuosità dello strumento telematico e le nostre aree didattiche rispondono a ciò che gli studenti cercavano tradizionalmente al Nord.

L’area tecnico-scientifica, soprattutto per quanto riguarda il corso di Scienze dei Trasporti, risponde invece ad esigenze che sono state rilevate dal rapporto con le realtà produttive del territorio, fatto di interazioni sociali e di collaborazioni, come i tirocini, che danno ai nostri studenti occasioni di conoscere il mondo del lavoro ancor prima che si laureino.

Sempre nell’area tecnico-scientifica si inserisce il nuovo corso di Ingegneria informatica: anch’esso nasce da esigenze riscontrate nel territorio e si prospetta come un corso di laurea in grado di fornire interessanti prospettive professionali ai suoi iscritti.

 

Professor Acocella: flessibilità e possibilità di gestire il proprio tempo da dedicare allo studio e liberi da limitazioni territoriali, uniti alla qualità dei contenuti didattici, sono stati finora gli elementi chiave del successo della formazione a distanza: quali sfide attendono l’Università Telematica italiana? Quali prospettive ci sono nell’orizzonte del suo Ateneo per il prossimo Anno Accademico?

Il primo importante obiettivo è quello di consolidare le tre aree didattiche che attualmente eroghiamo. La nostra interlocuzione col territorio però abbraccia ambiti e categorie che ci hanno rivelato nuove esigenze.

Durante la pandemia ci sono stati settori che hanno sofferto particolarmente le restrizioni e penso ad esempio alle palestre: ci si è accorti che queste non riguardano una nicchia di amanti della cura del corpo e dell’esercizio come contributo al buon vivere.

Noi pensiamo di andare verso questo mondo ritenuto spesso periferico o marginale nel mondo accademico e di fornire Alta Formazione che possa combinare la pratica dell’esercizio con il diritto alla salute.

L’uscita dal Covid, che si spera ormai imminente, può essere un grande momento di sperimentazione e miglioramento.

Infine vorrei aggiungere una riflessione su un aspetto per noi fondamentale, ovvero quello della Ricerca Scientifica. Ogni università ha una grande didattica se ha dietro una grande ricerca. Purtroppo la norma ancora inibisce alle Università Telematiche di avere propri dottorati di ricerca: questo è un freno alla possibilità di sviluppare quella ricerca che poi nutre la didattica.

Abbiamo tentato di ovviare a questo freno, istituendo assegni di studio che abbiamo un significato e un valore molto vicini ai dottorati di ricerca. Speriamo nel prossimo futuro di incrementare anche questo spazio che darebbe un ulteriore spinta alla qualità della formazione e un impulso allo sviluppo della didattica a distanza.

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